Tradito dal «suo» campanile

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L’ultima cima è stata il tetto del campanile del paese, che aveva «scalato» chissà quante volte e dal quale ieri è precipitato mortalmente. S’è spento piano piano Marco Da Pozzo, 43 anni, guida alpina e “scoiattolo”, mentre amici e colleghi ingaggiavano una lotta contro il tempo per salvargli la vita: su quel campanile c’era salito con Luca Da Poz, altra guida alpina e socio della “Guide alpine lavori di disgaggio”, una srl storica di Cortina, rilevata con altri soci l’anno scorso. Era il primo lavoro, quello di ieri, per l’azienda: doveva sostituire le lampadine per l’illuminazione. Chiusi gli impianti domenica in Faloria, Da Pozzo e soci avrebbero iniziato la stagione dei lavori, compatibilmente con quello di guide. In questo caso pare sia stata ingaggiata dal Comune per la sostituzione di lampadine.

Un campanile che guide alpine e “scoiattoli” conoscono benissimo, “palestra” di arrampicate e calate, torre di esibizioni in occasioni del lancio di imprese storiche come i 50 anni del K2, spedizione alla quale Da Pozzo aveva partecipato nel 2004. Da ieri, purtroppo, quel simbolo è anche luogo di disgrazia per gli addetti ai lavori delle montagne. Erano da poco passate le 9 quando c’è stato l’imponderabile. Il 43enne era uscito da una botola sul tetto: imbragato, si era ancorato al compagno rimasto all’interno del campanile; pare avesse assicurato anche un altro aggancio a un cavo che mantiene il parafulmine sulla chiesa. Forse è scivolato, ma non si esclude che proprio il basamento di cemento del cavo abbia ceduto (stando alle ipotesi dagli inquirenti), non tenendo più in equilibrio la guida che è precipitata. Un “volo” che Da Pozzo, esperto di discese e imprese (era nella spedizione del K2 2004 con Lacedelli e Spaziani), avrà “controllato” chissà quante volte, ma che ieri gli è stato fatale: l’uomo è andato a sbattere in malo modo sul bordo del campanile. Ha battuto testa e torace violentemente. Lì per lì pareva avesse accusato traumi ma che potesse cavarsela. «E’ stato lui stesso a tirarsi su sul bordo, della larghezza di mezzo metro, aiutando il compagno al quale era rimasto legato, che lo aveva tenuto e che cercava di riportarlo su», raccontano i testimoni. Immediati i soccorsi: sul posto i vigili del fuoco di Cortina, che dall’interno hanno raggiunto Luca Da Poz, che continuava a tenere in sicurezza il compagno, ma che non riusciva a issarlo.

Un soccorritore si è calato fino a raggiungere Da Pozzo, perchè non rimanesse in bilico, adagiandolo sulla parte di tetto pianeggiante: Da Pozzo dava ancora segni di vita, anche se non parlava. La soluzione migliore per il recupero non poteva che essere l’elicottero del Suem: il tecnico di soccorso alpino è stato verricellato e ha agganciato il ferito perchè fosse issato a bordo: in questo momento, però, Da Pozzo era già incosciente. Per il medico che ne ha constatato il decesso, sono stati i traumi interni a non dare scampo. Una tragedia nell’arco di nove metri: il campanile è alto 74, l’incidente è avvenuto a quota 65. Sulla piazza, la gente, carabinieri e vigili urbani, polizia. Rilievi e indagini nelle mani del commissariato di polizia: una prima relazione è stata già trasmessa alla procura e il pm Massimo De Bortoli ha aperto un fascicolo. Già rilasciato il nulla osta, il corpo è stato riconsegnato alla famiglia. Una vita in quota spezzata dalla fatalità.
di Cristina Contento (fonte: Corriere delle Alpi)

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Tags: campanile, Cortina, guida alpina, Marco Da Pozzo, tragedia

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