TRA I GRANDI OSPITI DI CORTINA, IL MITICO ERNEST HEMINGWAY. NEL RICORDO DI FERNANDA PIVANO CHE FU CON LUI A CORTINA NEL 1948.

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TRA I GRANDI OSPITI DI CORTINA, IL MITICO ERNEST HEMINGWAY. NEL RICORDO DI FERNANDA PIVANO CHE FU CON LUI A CORTINA NEL 1948.               Continua il ricordo di Fernanda Pivano a Cortina per incontrare Hemingway, lo scrittore americano di cui lei aveva tradotto per Einaudi  il romanzo  “A Farewell to arms”. Dopo l’arrivo a Cortina, la prima informazione che la giovane Pivano ricevette fu che lo scrittore si trovava al ristorante,  era alloggiato all’albergo Concordia rimasto aperto per lui, sebbene fuori stagione,  ed infatti lo trovò seduto con molti  ospiti ad un lungo tavolo, l’unico apparecchiato  nella sala vuota. La scena che Pivano ricorda con precisione di particolari, ancora dopo tanti anni, vede lei appoggiata allo stipite della porta del salone da pranzo, forse intimidita dalla situazione, e lo scrittore che non appena si accorge della sua presenza si alza e le va incontro a braccia tese. La moglie di Hemingway, Mary, rimase invece al tavolo compiacendosi dell’arrivo della loro ospite. Di Mary, Pivano rimase colpita dal trucco di colore azzurro che segnava il contorno degli occhi,”gli occhi bordati di azzurro che mi diventarono poi familiari” scrive nel suo “Amici Scrittori” pubblicato  con Mondadori nel 1995. E la prima frase che si sentì rivolgere dopo il caloroso saluto fu “Tell me about the Nazi”,di certo riferita all’episodio di cui abbiamo scritto nella prima parte di questo articolo. Fernanda rimase con gli Hemingway qualche giorno, doveva infatti rientrare a Torino, ma i coniugi la invitarono a tornare a Cortina per il Natale, avevano infatti affittato una villa per trattenersi più a lungo. E così fu.  La villa era quella della famiglia Aprile, uno chalet di tre piani, con il balcone in legno, la panca all’esterno accanto al portone d’ingresso, situato alla periferia della città in ottima posizione panoramica tra i verdi prati che in inverno erano del tutto innevati. Durante quel soggiorno di qualche settimana, Pivano non aveva avuto modo di conoscere i proprietari dello chalet, ma molti anni dopo, nel 1990, ricevette una lettera della signora Palma Aprile che le inviava anche  alcune foto sia degli interni sia dell’esterno e le diceva che quella casa non era più di sua proprietà, ma era strettamente legata agli anni  della sua giovinezza. I ricordi sono dilatati da quelle foto che le  richiamano altre immagini del suo soggiorno a Cortina, scene del quotidiano lavoro di Hemingway alla portatile tedesca, le pagine da lui scartate e buttate nel cestino, ma scrupolosamente recuperate dalla moglie, le uscite con Mary per un giro nei bei negozi di Cortina dove, scrive Pivano”tutti la adoravano perché non chiedeva mai sconti e diceva sempre –Mag-nifico!-“.C’era, fuori Cortina, una trattoria dove Hemingway amava andare, presso un antico maso dove, secondo la tradizione locale, sarebbe nato e vissuto per qualche anno il grande Tiziano. Qui il piatto forte era il merluzzo lessato all’aglio. Di quel periodo Fernanda Pivano ricorda anche le ore di grande relax nello chalet prima  del Capodanno, quando Mary preparava uno spuntino da consumare prima del cenone nel “grande albergo”, come lo definisce lei, dove una gran folla accolse Hemingway  che in quell’occasione, fu veramente gentile con tutti, del tutto sobrio nonostante il fiume di DomPerignon  della  festa.

di Laura Vestrucci

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