Piano Casa, Cortina vince contro i «finti» residenti

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La Regina delle Dolomiti «salvata» dagli Asburgo- Lorena: niente ampliamenti edilizi sgraditi all’amministrazione, grazie all’intuizione di Francesco I d’Austria. Può sembrare strano, ma fra piani di assetto del territorio, leggi che si accavallano, precedenti giudiziari, faldoni, avvocati, primo e secondo piano casa, l’ha spuntata il sistema tavolare, catasto fondiario licenziato nel 1817 con regia patente dal nonno di «Cecco Beppe». Per capire, però, bisogna fare un passo indietro (rispetto a oggi). L’attuale giunta ampezzana, quella del sindaco uscente Andrea Franceschi, ha dichiarato guerra agli abusi edilizi sin dagli esordi (2007). Una guerra che costa all’amministrazione da 300 a 400mila euro all’anno: una manna dal Cielo per alcuni avvocati. E fino al 2011 si trattava di una campagna diretta contro i furbetti del mattone, lobby e padroni della città che, di fronte alla risolutezza del sindaco, avevano segnato il passo. «D’altra parte — aveva affermato Franceschi due anni fa—qui a Cortina si sfiorano i 30mila euro a metro quadrato per il residenziale, 7mila per l’alberghiero; la tentazione di trasformare hotel in residence e palazzi è grande, gli interessi milionari». Poi, la doccia fredda. Il 9 luglio 2011 entra in vigore, in Veneto, il «piano casa».

Un incubo, per Franceschi. Perché, secondo lui, il piano contiene un trucco. «La questione della residenza — affermava il sindaco — è il gioco delle tre carte: da una parte chi amplia deve solo prestare l’impegno formale di risiedere (in futuro) per 24 mesi; dall’altra i Comuni hanno 90 giorni per fare accertamenti. In pratica, basta mandare la moglie in vacanza a Cortina, e il gioco è fatto». E in effetti le nuove norme, aggiornate rispetto alla versione 2009, prevedono ulteriori ampliamenti del 15% (che si somma all’attuale 20%), cui va aggiunto un altro 10% con utilizzo di energie rinnovabili. La giunta reagiva con una delibera «che accetta il piano casa, perché non si può fare altrimenti, ma che pone paletti: solo chi è residente al momento dell’entrata in vigore della legge regionale può fare ampliamenti, e solo in caso di necessità».

E sulla questione della residenza si è giocata, in effetti, la vicenda giudiziaria di quattro padovani (di Galliera Veneta) che hanno tentato la carta dell’ampliamento. Lo si capisce dalla sentenza di ieri del Tar e lo spiega il sindaco. «Le abitazioni che intendevano ampliare — continua Franceschi — sono a Cojana, frazione molto vicina al centro. Di fatto, poco prima dell’entrata in vigore del piano casa erano intestate a una società. I padovani hanno pensato bene di fare una sorta di passaggio di proprietà, per poter godere dei benefici di legge. Ma qualcosa è andata storto». E qui la sentenza è chiara. «Nel sistema tavolare — si legge — vigente a Cortina d’Ampezzo come in altri territori già facenti parte dell’impero austro-ungarico, il diritto di proprietà non si acquista per effetto del consenso, ma solo con l’iscrizione nel libro fondiario». E l’iscrizione è arrivata dopo l’entrata in vigore della legge. Comunque sia, il sindaco la vede così: «Una sentenza che si unisce a tutte le altre, che vedono il comune vittorioso».

di Marco de’ Francesco

Fonte: CorriereDelVeneto.it

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Tags: case, case residenziali, Cortina, residenti

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