Incontro al museo con gli artisti Mario Arlati e Francesco Salvi

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I due artisti sono presenti con alcune opere nella mostra “Il Collezionista. Innamorarsi del Contemporaneo. 1941-2017”, nella sezione “Il Contemporaneo oggi”, dove, nello spirito dello stesso Mario Rimoldi, che entrava in contatto diretto con gli artisti, sono esposte opere di autori contemporanei, di proprietà di collezionisti privati e galleristi, provenienti da tutta Italia.

La mostra ricorda la prima “Mostra Italiana del Collezioni d’Arte Contemporanea”, voluta e supportata dal Ministero dell’Educazione Nazionale, che si svolse a Cortina d’Ampezzo nell’agosto del 1941.
L’organizzazione dell’evento spettò al collezionista Mario Rimoldi, il quale da sempre aveva incoraggiato i giovani pittori e fu supportato dal Ministro dell’Educazione Giuseppe Bottai, sempre fiducioso negli artisti del suo tempo. Obiettivo dell’evento fu sin da subito la valorizzazione delle collezioni d’arte contemporanea, spesso sconosciute al pubblico, e l’incoraggiamento alla formazione di nuove raccolte. Secondo il bando di concorso emesso da Bottai, i collezionisti poterono prendervi parte esclusivamente con opere di autori italiani contemporanei. Furono selezionate 526 opere di 76 artisti su 854 pervenute. La qualità delle opere confermò il meglio delle possibilità artistiche dell’Italia di quegli anni e documentò il rinato interesse del collezionista privato nei confronti dell’arte italiana moderna. Ciò fu confermato da un numero eccezionale di visitatori.

Mario Arlati passa dal figurativo all’informale materico della scuola spagnola negli anni ’70, dopo aver soggiornato a Ibiza. La materia rappresenta per lui un’immagine interiore, fatta di sentimenti, evocazioni che riguardano il paesaggio. I suoi “muri” sono la rappresentazione delle atmosfere solari dell’isola, della simbiosi tra uomo e natura, del continuo lavoro che il sole, il vento e il mare svolgono sull’opera dell’uomo. Muri fatti di calce e di anima, pieni dei colori più puri e della luce più piena. Recentemente la ricerca di Arlati è approdata ai Trapos (i setacci) dove i colori sono più liberi e il supporto diventa parte integrante dell’opera.

Comico, attore, cantante, scrittore. Ora Francesco Salvi è anche pittore. Non deve sorprendere questa sua nuova attività, perché in realtà “nuova” lo è fino a un certo punto. Anzi, il disegno e la pittura sono state le sue prime passioni. Francesco ha infatti in tasca una laurea in architettura. Salvi “trascende l’originario ideale di bellezza arrivando a considerare il suo fare arte, non solo come provocazione e rilevazione di estasi estetica, ma come strumento di conoscenza”. Quest’anno la prima mostra dal titolo I Demoni custodi – La città assediata, nell’Oratorio della Passione-Basilica di S. Ambrogio-Milano.

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