IL MUSEO ETNOGRAFICO”REGOLE D’AMPEZZO”.Come Cortina “la perla” delle Dolomiti e della vita contemporanea mondana,vive un singolare e inscindibile legame con il proprio territorio e con la tradizione.

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La storia di Cortina ci circonda, potremmo dire ci abbraccia  se consideriamo che la corona delle dolomiti ampezzane sono la firma più antica in questi luoghi. Ma anche camminando nei luoghi più frequentati e volgendo lo sguardo alle architetture civiche, ci accorgiamo che questa città ha voluto preservare i segni del passato per mantenere il legame con la propria origine. Spostandoci  dalla   Ciasa de ra Regoles , raggiungiamo  un altro  luogo che custodisce  i segni della cultura e della tradizione, il museo Etnografico che  ora è allestito in un edificio  nato come segheria,  era la “vecchia segheria alla veneziana della Magnifica comunità d’Ampezzo” in località Pontechiesa. Dobbiamo notare che anche questo edificio  rappresenta un pezzo di storia, infatti in epoche passate erano molto diffusi sia le segherie sia i mulini ad acqua, per gli ovvii motivi legati all’ambiente.                                                                                                                                                    Chi giunge a Cortina per la prima volta vede, dunque, il nuovo allestimento  del museo etnografico  che qui si sviluppa su due pani, più  un piano seminterrato. Al  primo piano sono presentate le  Regole come istituzione, al piano alto si possono conoscere  il territorio coperto dalle Regole e le modalità di gestione dei boschi e dei pascoli.                                                                                                                                Siamo turisti in Cortina e spesso  il turista vive con una certa superficialità il rapporto con la località scelta per un  soggiorno periodico, eppure vale davvero la pena di impegnare qualche ora  per entrare  nell’ anima di questa terra. Impariamo un altro modo di possedere i beni e di gestirli, di tramandarli, di sfruttarli. Durante la visita al  primo piano, ci appare chiaro  che all’ inizio, di certo, furono le condizioni ambientali, non  proprio  facili a queste altitudini, a  suggerire ai capifamiglia di sostenersi a vicenda per la sopravvivenza dei nuclei familiari e le proprietà divennero collettive  perché fossero mantenute nel tempo. I capifamiglia che si chiamavano, appunto, Regolieri, avevano il compito di amministrare il patrimonio e lo fecero dandosi i laudi, ovvero le leggi che la loro assemblea approvava. Leggi che dapprima furono trasmesse oralmente e poi trascritte, a cominciare  dal sec.XIV. Se in principio le Regole erano due, in seguito divennero undici, e tante  sono ancora oggi, estese su  circa 16 mila ettari di terreno. Nel 1990 l’istituzione delle Regole ha ricevuto dalla Regione Veneto l’attribuzione di gestire il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, a riconoscimento del valore che esse hanno avuto costantemente per la conservazione  e la tutela del territorio. A questo proposito una curiosità: le montagne sopra i pascoli, sono state date in affitto alle Regole, ma  anche proclamate Patrimonio dell’Umanità. Salendo al secondo piano, prendiamo contatto con le dimensioni del territorio che è di molto superiore alle proprietà comunali e demaniali e con le norme che disciplinano la raccolta del legname e lo sfruttamento dei pascoli. La sosta di fronte agli oggetti  e alle immagini che i curatori del museo hanno selezionato anche nel piano più basso, ci consente di approfondire gli aspetti più singolari della vita di questa popolazione, cosi stretta alla storia eppure così immersa nel mondo contemporaneo.

di Laura Vestrucci

 

 

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