In blu, dal velo della Beata Vergine alle rivoluzioni

0 Flares 0 Flares ×

Cortina d’Ampezzo, 9 agosto 2012 – Working class, pop, rock, grunge, deluxe. Queste solo alcune delle anime che nel corso degli anni sono state associate al denim, nella sua espressione piĂą nota, il jeans, inteso come pantalone prima da lavoro, poi da tempo libero e nella sua ultima evoluzione anche per la sera.

Cosa ha permesso a questo tessuto/capo di passare indenne attraverso i decenni, cambiando sempre faccia e non perdendo mai la capacità di conquistare le generazioni più o meno giovani? Tamara Nocco, coolhunter e ospite dell’evento “Denim: una storia di cotone e di arte”, non ha dubbi: “Il denim è davvero il tessuto più democratico che ci sia, capace come nessun altro di interpretare i cambiamenti della società. Tra gli elementi che più lo caratterizzano e che gli donano questo elemento di universalità c’è sicuramente il colore blu, fortemente simbolico e trasversale, associato a sensazioni di purezza e di apertura, al cielo e alla santità”. Al blu è dedicato anche un capitolo del volume edito da Fashion Illustrated a cura di Giulia Rossi presentato all’Hotel Ambra di Cortina d’Ampezzo, che raccoglie in maniera sintetica gli studi del sociologo francese Michel Pastoureau, uno dei massimi esperti mondiali sul colore. Contrariamente alla sacralità di questo colore ad esempio nella tradizione iconografica della Beata Vergine, raffigurata con il velo e le vesti blu, il denim ha dagli anni ’70 in poi assunto anche un carattere fortemente rivoluzionario, basta vedere una foto del concerto di Woodstock per rendersene conto. Il jeans era divisa dei giovani, assente invece da tutte le riviste patinate espressione della borghesia e della buona società. Questo elemento di rottura è stato ripreso nelle rivoluzioni dei paesi arabi come ha spiegato la scrittrice e fashion blogger Patrizia Finucci Gallo: “In Bielorussia, nel 2006 il colore della rivoluzione fu il blu, tanto che venne chiamata La rivoluzione dei jeans. Migliaia di giovani manifestavano in piazza contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko indossando pantaloni, camicie e giacchette di jeans. Quando la polizia sequestrò la bandiera dei manifestanti uno dei giovani leader vi annodò la sua camicia di jeans che sventolò come simbolo di libertà davanti a tutti. E ancora lo scorso anno in Iran il nuovo codice di abbigliamento imposto dal regime ha proibito alle ragazze di indossare i jeans considerati indecenti.  Lo stesso divieto vale anche per le donne in Sudan, se vengono scoperte con i jeans sono 40 frustate”.

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- 0 Flares ×

Tags: Cortina D'Ampezzo, denim, Elisabetta Dotto, Hotel Ambra Cortina

Comments are closed.




0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- 0 Flares ×