Cortina in set

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“Aò, ma stamo sulle Dolomiti mica a Grottaferrata”.

“Uè, via della Spiga hotel Cristallo di Cortina, due ore, 54 minuti, 27 secondi. Alboreto is nothing”.

Arrivano da Roma e da Milano, coatti e bauscia pronti per la settimana bianca nella località più modaiola delle Dolomiti. È l’esilarante incipit di “Vacanze di Natale” del 1983, il capostipite dei cinepattoni firmato Carlo Vanzina con Jerry Calà, Christian De Sica, Stefania Sandrelli, Guido Nicheli e Claudio Amendola tra gli interpreti di questa commedia all’italiana che ha fatto scuola, e tendenza.

L’occasione per rivedere il film è l’uscita in libreria di Set a Cortina. Il cinema e le Dolomiti. Scatti, protagonisti, racconti, dedicato alle pellicole più celebri girate a Cortina d’Ampezzo e dintorni. Un viaggio fotografico alla scoperta degli scenari montani che hanno fatto di Cortina la Regina delle nevi, dagli Anni ’20 a oggi.

Anzi, da quando l’Unesco ha inserito le Dolomiti tra i Patrimoni dell’Umanità, le montagne ampezzane sono diventate ancora più trendy. Quaranta film raccontati attraverso immagini storiche e inedite, scovate nelle cineteche, in case di produzione e collezioni private, pescate tra gli archivi nazionali e internazionali o donate da fotografi professionisti.

Il risultato è una raccolta di chicche, retroscena, curiosità, citazioni e aneddoti spesso sconosciuti al grande pubblico. Si scopre che “Cliffhanger” e “Ladyhawke” non sono stati girati tra le Montagne Rocciose d’America, ma tra le vette dolomitiche; che per “Agente 007 – Solo per i tuoi occhi” sono stati usati gli impianti sportivi realizzati per le Olimpiadi del 1956 o che “Vacanze di Natale” è stato girato in autunno usando quintali di neve finta.

Il libro – curato da Ludovica Damiani, con un’introduzione del critico cinematografico Paolo Mereghetti – è un excursus che va dai film muti come “Il gigante delle Dolomiti” e arriva a “Fantozzi in Paradiso”, “Il Conte Max” e “La Pantera Rosa”, attraverso sei sezioni, divise in base al genere cinematografico: commedia, fenomeno Vanzina, vertigine e dramma, azione e guerra, avventura e Cortina doc, la sezione dedicata ai documentari, forse quella che rivela l’anima più vera e meno stereotipata della Cortina un po’ cafonal-chic alla Vanzina, appunto.

Se è, infatti, vero che, come sottolinea Mereghetti, “al cinema ha dato troppo spesso la sua immagine di facciata, quella dell’eleganza ostentata di qualche visitatore molto poco cortinese”, Cortina ha un’anima nascosta che solo alcuni film hanno saputo cogliere e rivelare.

Accanto ai «classici» come Il conte Max con Alberto Sordi, o Vacanze di Natale dei fratelli Vanzina, che nella memoria collettiva sono indissolubilmente legati a Cortina, il volume svela i set che mai si direbbero girati in zona: da Cliffhanger con Sylvester Stallone, che sembra svolgersi sulle Montagne Rocciose e invece prende vita tra i pendii del Lagazuoi, alla fiaba romantica Ladyhawke, con Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer, ambientato tra le nevi del passo Giau e il rosso dei Larici che fanno da corona al lago di Misurina. Perfino la follia creativa della Pantera Rosa di Blake Edwards ha trovato il set ideale tra le nevi delle piste di Mietres.

E se un giovanissimo Antonioni imbrigliava la macchina da presa sulla funivia del Faloria per riprendere scene spettacolari da uno dei migliori panorami del mondo, c’è stato anche chi, come Sergio Corbucci, ha scelto la conca ampezzana per ambientare i western sulle Dolomiti. Merito della scenografia naturale, ma non solo. «E’ un posto dove alla sera, finito di girare, si sta benissimo», confessava il regista. Vista mozzafiato e dolce vita, un binomio che allora come oggi attira ospiti ed estimatori, sia chic che kitch.

Un paesaggio così mozzafiato, da essere lo sfondo ideale per un amore dalle tinte forti, come quello raccontato nel 1918 da Eric von Stroheim in “Mariti ciechi”. Storia di tradimenti, passioni, desideri, questa pellicola, tratta dal dramma teatrale “The Pinnacle”, non poteva che essere ambientata fra le vette di queste montagne incendiate da tramonti infuocati, con dirupi e burroni scoscesi.

Lo stesso paesaggio che nella sua forza e intensità sa oscurare la presenza scenica di attrici e attori e trasformarsi in uno dei protagonisti principali del racconto. Come in “Montagne in fiamme”, prima opera diretta e interpretata da Louis Trenker, o come ne “Il segreto del bosco vecchio” di Ermanno Olmi, tratto da un racconto di Dino Buzzati.

Al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo, il Monte Cristallo, il Pomagagnon, Le Tofane, i registi si sono sbizzarriti: Ermanno Olmi, Vittorio De Sica, Blake Edwards, Jean-Jacques Annaud, Erich von Stroheim, Sergio Corbucci. Tutti pazzi per Cortina.

Curiose le interviste a cineasti, attori (come Paolo Villaggio e Claudio Amendola), direttori della fotografia, costumisti e, naturalmente, gli ampezzani, fondamentali per il libro perché, più di chiunque altro, hanno saputo riconoscere prospettive e angolazioni delle montagne di casa loro.

Il libro di Ludovica Damiani raccoglie 40 film con foto e aneddoti, è diviso in generi: dalla commedia, che apre, al dramma, l’azione, la guerra e l’avventura. Si chiude con sei documentari che testimoniano la natura più intima di Cortina, le storiche imprese degli Scoiattoli e gli uomini che hanno fatto la differenza nella storia dell’alpinismo.
Info: Set in Cortina, a cura di Ludovica Damiani, introduzione di Paolo Mereghetti, Electa, pp. 192, 50 € (in libreria da dicembre 2010).

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Tags: Cortina in set, Ludovica Damiani, Paolo Mereghetti

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