A CORTINA …SI DICE SHOPPING, SI PRONUNCIA ” LA COOPERATIVA” Entrare nella Cooperativa è come entrare una seconda volta in Cortina.

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A CORTINA …SI DICE SHOPPING, SI PRONUNCIA ” LA COOPERATIVA”
Entrare nella Cooperativa è come entrare una seconda volta in Cortina.
di Laura Vestrucci

Entrare nella Cooperativa è come entrare una seconda volta in Cortina. E non c’è ospite, anche se di passaggio, per quanto veloce possa essere il suo passaggio, che non ne varchi la soglia. Non è indispensabile avere bisogno di un qualche tipo di merce che vi sia venduta. In primis, il vero motivo dell’ingresso è il piacere di entrare, di vedere, di guardare, di capire perché quello store sia diventato il simbolo della città insieme con le cime dolomitiche e con il campanile di marmo.
Quando volgiamo le spalle alla sagoma imponente del campanile e ci incamminiamo su Corso Italia, a passo lento, soprattutto se siamo in compagnia, in pochi minuti giungiamo di fronte alla facciata della Cooperativa, sul lato sinistro del corso. La superficie è interamente impegnata dalla schiera delle vetrine con esposizione delle diverse merceologie che troveremo in vendita nei reparti organizzati su tre piani e collegati da una scala mobile sia in salita, sia in discesa. Ma tra il piano terra e il primo piano vi sono due livelli intermedi che danno movimento all’ interior.
Entriamo in un centro commerciale, ma abbiamo quasi la sensazione di entrare in una casa, la dimora dei cortinesi. Questo,infatti, è un pezzo molto significativo della loro storia. Bisogna tornare indietro alla fine del XIX secolo, per trovare il primo nucleo di questa organizzazione. Il Comune aveva chiuso il fòntego, ovvero il magazzino che dava agli abitanti rifornimento dei generi di prima necessità a prezzi calmierati e, talora, in casi di bisogno, gratuitamente. Furono 25 i “pionieri” che presero l’iniziativa di mettersi insieme e ideare una struttura capace di vendere a prezzi calmierati. Diedero vita ad una Società Cooperativa nel 1893 e aprirono un primo magazzino in località Pontechiesa. Un dipendente garantiva gli orari di apertura e, secondo il primo statuto, si faceva acquisto e vendita dei generi di prima e comune necessità per la famiglia, le arti e i mestieri. L’attività era, nel rispetto delle regole di cooperazione, indirizzata ai soci che qui trovavano, perciò, grano, granoturco, farina, olio, sale ma anche stoffe e materiali di ferramenta. Visto il rapido successo, si decise di ampliare gli spazi e si trasferì la cooperativa in un edificio sulla “Strada Regia” che è appunto l’attuale Corso Italia. Gli ampliamenti graduali e successivi hanno dato struttura all’odierna sede, dove siamo entrati, al numero civico 40. La funzione sociale della Cooperativa si affermò molto negli anni delle due guerre mondiali, già nel 1927 si decise di estendere la vendita anche ai non soci e si introdussero i prodotti legati al territorio, carni, latte, formaggi, pane, che anche oggi troviamo al piano rialzato organizzato come efficiente supermercato dotato di angolo bar. Se i prodotti tipici sono uno dei motivi che conducono qui i turisti, tutti gli altri ci attendono nei reparti al secondo e terzo piano.

[prima parte]

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