A Cortina la sky line non ha nulla da invidiare a quelle delle grandi metropoli come NewYork.

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[Seconda parte]

Andrea Brustolon , l’artista di cui abbiamo appena detto quale artefice dell’altare della Madonna del Rosario era considerato il “Michelangelo del legno” per la sua abilità nel lavorare il legno fino a simulare la pietra o il marmo, come possiamo ammirare nelle opere qui conservate. Sul lato destro della navata, partendo  dall’ ingressso principale, invece, si trova l’altare della Madonna del Carmine, in legno scolpito e ornato di pitture e dorature che proviene, come quello che abbiamo appena ammirato sul lato sinistro, dalla chiesa precedente. Qui la pala raffigura la Madonna mentre offre   gli scapolari a S.Teresa D’Avila, a Simone Stock e Pietro d’Alcantara. L’opera è attribuita ad Antonio Lazzarini (1672-1732) della scuola tolmezzina. Procedendo verso l’altare ci soffermiamo sotto il pulpito in legno e stucco fornito di  baldacchino realizzato dall’artista cortinese  Silvestro Di Mai nel 1775 e troviamo  le due ultime nicchie  con gli altari in legno che ospitano le reliquie dei santi Liberale e Teofilo. Le due pale sono opera di due artisti del luogo, Luigi Gillarduzzi si cimentò  in quella intitolata alla Madonna dell’Addolorata,e Giuseppe Ghedina  dipinse quella di San Giuseppe con il Bambino. Il Ghedina lavorò anche  in modo mirabile nella volta del presbiterio.   L’edificio che riflette fortemente lo stile settecentesco riceve ampia illuminazione dai grandi finestroni rettangolari del presbiterio, una luce che si diffonde ovunque e giunge solo un po’ attenuata  al livello del grande organo, in fondo alla chiesa. Lo strumento risale al 1954 di fabbrica   austriaca Mauracher in  Linz , dotato di  tre manuali e una pedaliera di  30 note a trasmissione elettrica. Fu ordinato dall’allora parroco mons.Enrico Forer  visto che i precedenti strumenti, sebbene di ottima fabbrica come il Callido, non rispondevano alle esigenze acustiche dell’edificio. Le celebrazioni eucaristiche accompagnate dall’organo conferiscono a tutto l’edificio un senso  di solennità che conferma tutto l’impianto della struttura.

Quando usciamo dalla basilica, andiamo ad ammirare il magnifico campanile,  prima da vicino, sentendone tutta la possenza, poi più lontano camminando per qualche decina di metri su corso Italia, per poter valutare l’armonia della sua presenza prospettica nel contesto urbano e della corona di  cime rocciose che gli fanno da sfondo. L’ultimo restauro con messa in sicurezza a causa di alcuni cedimenti risale al 2006 ad opera dell’ing. Arturo Busetto e dell’arch.Marcello Molteni. Nel sito esisteva nel’500 una torre campanaria  che dovette subire successive importanti modifiche per garantirne la stabilità. Il campanile attuale non raggiunge i 70 metri di altezza che erano indicati  in un precedente progetto dal suo architetto Silvestro Franceschi. Lo stesso Franceschi dovette abbassare la struttura all’altezza attuale di 65,80 metri e portarlo a compimento nel 1858. Il concerto delle campane è gestito  secondo  un collaudato sistema ritmico che è ormai inscritto profondamente nella vita quotidiana non solo dei cortinesi, ma anche di tutti gli ospiti che durante l’anno affollano la città. La cartolina più diffusa di Cortina d’Ampezzo, è quella scattata    da corso Italia o da monte o da valle, tale comunque da   comprendere tutta la mole del campanile. Una sky line che non ha nulla da invidiare a quelle delle grandi metropoli come NewYork.

di Laura Vestrucci

 

 

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